OGGI... NELLA STORIA

 Storia dell'alpinismo

L’8 giugno 1924 scomparivano misteriosamente Mallory e Irvine sull’ Everest

93 anni fa si compiva una delle ascese che avrebbe fatto parlare maggiormente di sè: l’8 giugno del 1924 George Mallory e Andrew Irvine partirono da campo 4 per raggiungere la vetta dell’ Everest. Pur non essendo una giornata ottimale per la scalata, vista la nebbia e il vento, un altro alpinista si era mosso quella mattina da campo 4 verso campo 6, Noel Odell, alla ricerca di fossili sulle pendici del tetto del mondo: quando la nebbia, verso le 13, gli permise di vedere la parete appena sotto alla vetta, notò due puntini neri che dovevano essere i due alpinisti intenti nella scalata. Subito dopo la nebbia ricoprì la parete e quella fu l’ultima volta che Mallory e Irvine furono visti.

Nel 1979 l’alpinista cinese Wang Hongbao comunicò di aver avvistato un corpo che poteva essere quello di Irvine ma non potè dare maggiori dettagli perchè, il giorno successivo, fu travolto da una valanga e perse la vita. Nel 1999 la  Mallory and Irvine Research Expedition, guidata da Eric Simonson e organizzata da Jochen Hemmleb, tentò di ricercare indizi per capire se i due alpinisti scomparsi siano i primi due uomini sulla vetta dell’Everest. Attraverso report, fotografie e altro materiale fu stabilito il posto in cui il corpo di Irvine poteva essere, più o meno sotto a dove fu ritrovata la sua picozza da Percy Wyn-Harris durante la spedizione del 1993 guidata da Hugh Ruttledge, e si iniziarono le ricerche proprio da lì; vi era molto interesse per la possibilità di ritrovare la fotocamera, su cui avrebbe potuto esserci una foto della cima. Dopo poche ore, l’1 maggio del 1999, Conrad Anker ritrovò in effetti un corpo ma era quello di Mallory, che aveva una gamba rotta e una grave ferita al cranio ma era comunque ben conservato e, soprattutto, si trovava a solo un’ora di distanza dalla sicurezza del campo. Dalla posizione del corpo sembrò inoltre che l’alpinista avesse provato a frenare durante una caduta sul ghiaccio. Nonostante non ci fosse la fotocamera, alcuni indizi fecero pensare che la vetta fosse stata raggiunta: in particolare, mancava la foto della moglie che l’alpinista aveva dichiarato di voler lasciare sulla vetta.

La puntata successiva di questa storia arriva nel 2010, quando lo storico statunitense Tom Holzel annunciò di aver localizzato il luogo dove si sarebbe potuto trovare il corpo di Irvine. Ma, dopo aver cercato di organizzare una spedizione per le ricerche, di questo progetto non si è saputo più nulla. Le parole di Holzer furono: “La scoperta di Irvine, sempre che di lui si tratti, si è potuta realizzare attraverso una sofisticata indagine condotta sulle fotografie aeree realizzate da Brad Washburn e dalla National Geographic Society nel 1984, le quali sono state sottoposte a un “microscopio trinoculare. Concentrandosi attorno alle rocce della Fascia gialla, dove si sarebbe dovuto trovare il corpo, abbiamo scoperto un punto scuro, anomalo rispetto alle aree vicine, il quale coinciderebbe con quanto osservò il cinese Xu Jing, che nel 1960 disse di aver visto un “corpo di un inglese” proprio in quell’area. Le fotografie aeree, trasformate da due in tre dimensioni, metterebbero in luce un corpo lungo circa un metro e 80 cm del quale si vedrebbero anche i piedi”.

Il dubbio continua ad essere vivo ancora oggi, quindi, e solo il ritrovamento del corpo di Irvine, e della sua fotocamera, potranno sciogliere le incertezze; intanto Hillary e Tenzing restano i primi uomini ad essere arrivati in vetta.